Credibilità

Dopo il disastroso ventennio berlusconiano fatto di promesse, slogan e populismo che ha portato il nostro Paese alla situazione economica e sociale che, chi più chi meno, tutti noi stiamo vivendo, dopo più di un anno di Governo tecnico che per tentare di rimediare ha finito per tartassarci un po’ alla cieca e dopo la deriva assolutista di Beppe Grillo che sta affossando il movimento da lui stesso creato, il Partito Democratico si trova davanti ad una opportunità irripetibile.

Sono andate bene le primarie che hanno incoronato Pierluigi Bersani candidato premier, è ottimo il proposito di ripetere l’esperienza a breve per scegliere i candidati per le politiche del 2013, ha fatto bene al partito l’aria di novità e rinnovamento portata a suo modo da Matteo Renzi. Ma gli elettori vogliono altro. E hanno ragione.

L’elevato astensionismo registrato nelle ultime tornate elettorali e l’exploit del Movimento 5 Stelle manifestano un malcontento che non può essere sanato né dai bei propositi né dalle dimostrazioni di democrazia interna. Al PD manca ancora la credibilità.

I privilegi, i vitalizi, gli stipendi, i “rimborsi elettorali” e l’enorme ed ingiustificata quantità di denaro gestita dai partiti rappresentano un ostacolo al consenso, sono la causa dell’enorme distanza che intercorre fra “i politici” e gli esseri umani normali. In una situazione politica del genere il partito che si fa promotore del ridimensionamento di questi fattori otterrebbe con estrema facilità quella percentuale di consensi che significherebbe governare in tranquillità e stabilità senza dover per forza costruire fragili alleanze dalla vita breve.

Eliminando i privilegi di cui sopra sono certo che, oltre al risparmio economico e la ritrovata credibilità, avremmo anche il piacere di non rivedere mai più alcuni politicanti occasionali, semplici amanti della moneta privi di moralità e pudore come i vari Belsito, Fiorito, Lusi e Maruccio, tanto per elencarne qualcuno, che hanno inquinato i loro rispettivi partiti ed il buon nome della Politica. E probabilmente scomparirebbe anche buona parte di quella generazione che di politica campa e che pur di stare a galla passa da una parte all’altra e compra voti sfruttando l’ingenuità, l’ignoranza e spesso anche il bisogno dei cittadini.

In poche parole il Partito Democratico deve riavvicinarsi agli elettori rinunciando, quindi, a ciò che da essi l’allontana, deve guadagnarsi non solo i voti, ma il consenso. Compreso il mio.

 
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