Un passo alla volta

Il Partito democratico promuove primarie aperte per la selezione delle candidature al Parlamento. “Ai fini – si legge nel regolamento – della più ampia partecipazione e del rinnovamento della politica”. Tale premessa è in parte contraddetta dalle modalità di formazione delle liste. C’è infatti una discriminazione ingiustificata a favore dei parlamentari uscenti, i quali concorrono alla formazione delle rose di candidati semplicemente facendone richiesta alla Direzione provinciale. Un vantaggio notevole per deputati e senatori “nominati”; una misura che frustra le sacrosante aspirazioni, diffuse tra gli iscrtti e nella società, di rottura rispetto al cosiddetto “partito degli eletti”. Si apre così una caccia all’ultima firma tra gli elettori compresi nell’Albo dell’Italia Bene Comune e i tesserati del 2011 che abbiano rinnovato nel 2012. La Direzione nazionale del partito apparecchia la tavola per i signori delle tessere, che dispongono di migliaia di firme sull’unghia; lascia poco spazio a candidature “laiche”, che sfuggono alla logica del notabilato politico, del carrierismo più rampante. I tempi stretti non aiutano, ma il cambiamento, quello vero, esige ben altra ingegneria elettorale. Eppure la mancata riforma del Porcellum fa risaltare un’iniziativa di tal fatta. Passa l’immagine di un partito che lentamente si schiude alla società, un passo alla volta. Accompagnamolo.

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