Per l’agenda Bersani: “la prova spetta a chi afferma”.

Cacciare un evasore fiscale col redditometro è come pescare una balena all’amo. Inutile. Di più ottiene – è la tesi di Adusbef – “l’effetto di un ulteriore risentimento dei contribuenti onesti” nei confronti dell’amministrazione finanziaria dello Stato. L’Agenzia delle Entrate è già un “grande fratello”: svolge un controllo a dir poco invasivo sulle movimentazioni di denaro per l’acquisto di beni e servizi, monitora conti correnti e depositi bancari, esige la tracciabilità dei pagamenti al di sopra dei mille euro. Tutto ciò che serve per fare emergere base imponibile occultata da contribuenti infedeli è già nella disponibilità degli agenti del fisco. Ci mancava solo l’inversione dell’onere della prova. Affirmanti incumbit probatio, dicevano i latini: “la prova spetta a chi afferma”. In uno stato di diritto è l’amministrazione pubblica che dimostra l’incongruenza del tenore di vita di un cittadino con la sua denuncia dei redditi, non viceversa. Il decreto legge n. 78 del 2010 s’informa ad una concezione dispotica del governo, da stato di polizia. Mentre Monti e Berlusconi sul tema fanno a scaricabarile, Bersani appunti sulla sua agenda il ripristino della presunzione d’innocenza.

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