Pinne, fucile ed occhiali

Due questuanti hanno visitato mia madre lasciando un avviso: “Solenni festeggiamenti in onore di Maria SS. della Sanità e dei Santi Medici”. Ricordo quando aspettavo la processione motorizzata dei Santi all’ombra di un grande abete, le finestre dell’Acquedotto addobbate con le coperte buone; nonna Maria affacciata al balcone porticato del palazzo dove ci saremmo trasferiti anche noi. Correva l’anno 1992. Una cosa tira l’altra. Dalla libreria riprendo un saggio di Salvatore Plastina. Il suo Viaggio nella… memoria dedica un capitolo proprio alle feste religiose che si svolgono nel “quartiere più suggestivo della città: Portapiana”. Quando l’organizzatore era Francesco Sirianni “i sciassa”. Quando la festa della Sanità era “l’evento dell’estate” e la messa delle dieci s’affollava di giovani che s’incontravano e si sceglievano “per futuri matrimoni”. E poi il pranzo. La classica “cucuzza longa chjina”, che si diceva i portapianesi mangiassero dal cassetto del tavolo per non doverla dividere con eventuali visitatori. La consuetudine d’accogliere un vecchietto dell’ospizio, un orfano o un suonatore della banda. Riti sacri e profani. Il percorso della processione si snodava per i quartieri alti del centro storico di Cosenza: Portapiana, San Giovanni, il Castello, la Motta, Largo Vergini, Archi di Ciaccio e ritorno. Le statue portate da devotissimi atei. “Mmienzu u chjianu” i giochi popolari e lo spettacolo del macchiettista Cicciu Scupetta. Altri tempi. Adesso il palco è allestito sul sagrato della chiesa. Quest’anno si esibisce Edoardo Vianello nel cinquantesimo di Pinne fucile ed occhiali. Per la Sanità Portapiana riabbraccia i suoi figli che, sul finire degli anni ’60 del secolo scorso e per tutto il decennio successivo, si trasferirono nella città nuova. Senza mai dimenticare.


Fine dell’Euro (segnale orario)

Sono le 22.25 di sabato 8 maggio 2010 quando mi lascio andare ad un ‘cara Francesca, potrebbero essere gli ultimi giorni dell’Euro’. Non ho tempo di spiegarmi, sta cominciando Agora.
All’uscita, dopo i commenti di rito sul film di Amenabàr, Francesca mi fa: ‘non sarai un po’ catastrofista?’
‘No, piuttosto sono realista.’
‘Mi stai dicendo che domani sarò povera?’
‘No, è una fortuna che sia sabato e le borse chiuse. Altrimenti il Portogallo, tempo 48 ore, farebbe la fine della Grecia. E poi chissà.’

Mentre parliamo i grandi d’Europa sono a lavoro per salvare la moneta unica. Hanno deciso di estendere il piano per la Grecia agli altri paesi a rischio, Portogallo e Spagna in testa, stanziando 500 miliardi di Euro. Altri 250 provengono dal Fondo Monetario Internazionale. Per un totale di 750 miliardi che dovrebbero scoraggiare nuovi attacchi speculativi all’Euro.

Il Patto di stabilità e di crescita, dal punto di vista del ciclo economico e finanziario, è carta straccia. Complice la crisi lo hanno violato tutti meno Finlandia e Lussemburgo (capirai). Siccome l’unione monetaria si basa proprio su quel patto, l’Euro non avrebbe più molto senso. Ma la sua forza relativa, l’ottima quotazione verso le altre valute, faceva ben sperare per il futuro.

All’inzio di quest’anno, però, le più importanti società di rating hanno declassato quattro paesi dell’Unione Europea diffondendo tra i gli investitori il dubbio, peraltro fondato, che i governi di Grecia, Spagna, Portogallo e Repubblica d’Irlanda non fossero più in grado di pagare i debiti. Una montagna di carta ha inziato a premere sul governo di Atene e sulle banche che detengono i titoli del suo debito (l’80% tedesche). Il virus può contagiare tutta l’Eurozona.

I Futures. Gli speculatori finanziari adoperano contratti che obbligano i contraenti a scambiarsi del denaro ad una data e un prezzo fissati al momento della contrattazione. Il prezzo dei futures è in Euro o Dollari USA per unità di un’altra moneta. Dovrebbero garantire i contraenti dalle fluttuazioni dei cambi. In realtà gli speculatori scommettono sulla svalutazione di una moneta forte, in questo caso l’Euro.

Per liquidare quella montagna di carta
, infatti, le banche aumentano l’offerta di moneta. Se questa supera la domanda, la moneta si svaluta e gli speculatori vincono la scommessa. L’effetto più temuto della svalutazione monetaria è l’inflazione. Con il deprezzamento dell’Euro verrebbe meno l’ultimo pilastro su cui si fonda la moneta unica: il contenimento del tasso inflazionistico.

Perciò lo scorso fine settimana siamo andati vicino alla fine dell’Euro. Ripesandoci: in Italia il passaggio dalla Lira è stato gestito malissimo, ha stroncato il potere d’acquisto dei redditi da lavoro e per questo molti consumatori l’hanno maledetto. Ma gli uomini che fecero l’impresa di farci entrare nel gruppo di testa dell’UEM sono glorificati come nuovi patrioti da un’opinione diffusa specie tra quelli della mia generazione. 320 milioni di persone che adoperano la stessa moneta per fare gli acquisti, per quotare i beni che consumano o che semplicemente desiderano: l’Euro è un irrinunciabile fattore di unificazione, ha un valore politico ma purtroppo la stessa volatilità dei mercati. Da otto anni abbiamo tra le mani l’Europa – quantomeno un pezzo importante – che un’elite di illuminati immaginò per il nostro presente nel secondo dopoguerra. Ma se non la fissiamo in una costituzione vera, se non riportiamo i buoi della politica avanti al carro dell’economia, se non facciamo gli Stati Uniti d’Europa, non saremo in grado di fronteggiare le crisi che il ciclo economico ci riserva per il futuro.