Un’arma impropria

FERMOPOSTA

La rielezione di Giorgio Napolitano, classe 1925, alla Presidenza della Repubblica non garantisce l’unitarietà dell’ordinamento costituzionale, la tenuta della democrazia, ma solo la coesione di un ceto politico delegittimato. Il Presidente, che nell’ultimo scorcio del suo settennato si è dotato di un gabinetto di ministri/consiglieri, i cosiddetti “Saggi”, riacquista finalmente il potere di scioglimento delle Camere. Un’arma impropria che potrà usare, se non l’ha già fatto, per far assumere al futuro Esecutivo il suo programma. Sarà dunque un governo del Presidente. Giorgio Napolitano è il Capo dello Stato italiano più potente, non solo influente, degli ultimi centocinquant’anni. Nella sua persona, in questa fase delicata, si concentrano prerogative che materialmente non rinveniamo in nessun capo di stato o di governo in giro per il mondo. Neppure negli Stati Uniti d’America. Forse solo il Presidente della Repubblica Francese può vantare gli stessi poteri, ma c’è un dettaglio: è votato a suffragio universale…

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Quello che il mio partito non dice

FERMOPOSTA

Nel secondo dopoguerra la Politica (con la “P” maiuscola) moderò i rapporti economici favorendo una clamorosa espansione della produzione italiana. Quando il vantaggio competitivo legato al basso costo della manodopera svanì, dal momento che i lavoratori aumentarono il potere contrattuale nei confronti delle aziende, il meccanismo s’inceppò. Erano gli anni ’70, si poteva ancora rimediare. Volendo. Sfruttando gli ampi margini di crescita del Mezzogiorno, adeguando la sua agricoltura agli standard di produzione e commercializzazione dell’industria meccanica e chimica del Nord. Per esempio. Invece lo Stato aiutò imprese fuori mercato e incrementò la dipendenza del Sud dalla spesa pubblica, burocratizzando la sua forza lavoro e inondando le regioni meridionali di sussidi. Un modo perverso di sostenere la domanda interna, congeniale alla riproduzione del potere politico, sempre uguale a se stesso. Poi venne Maastricht, fine degli aiuti di Stato. E l’Euro, fine delle svalutazioni competitive. La coperta diventò improvvisamente (ma non tanto) corta…

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