Sulla testa del calciatore

Proporsi ad una conferenza stampa quando sei Antonio Cassano, con il dovuto rispetto per il talento calcistico, è come presentarsi armati di scopa ad uno scontro a fuoco. Alla prima domanda sui gay sei sicuro di lasciarci la pelle. È successo al gioiello di Bari vecchia la scorsa settimana. Io stesso ci ho inzuppato il pane su Twitter, parafrasando Vujadin Boskov: “testa di Cassano buona solo per tenere cappello”. Attenzione, però, a non generalizzare; se adeguatamente istruito, l’intelletto del giocatore può dare risultati insperati. Lo stesso tema, dei calciatori omosessuali, svolto da Claudio Marchisio rivela un notevole senso critico: “Il nostro ambiente, in effetti, sull’argomento è un po’ ingessato. Se uno esce dal posto di lavoro per mano al proprio compagno per fortuna non fa più scalpore, all’uscita da un campo di allenamento, invece, la scena non si può immaginare. E non è giusto. Sull’adozione dei figli, invece, istintivamente trovo più indicate le figure tradizionali di un uomo e di una donna. Provo a pensare all’equilibrio necessario ai ragazzi, ma è un tema complicato. Non e’ che si possa sostenere che una coppia eterosessuale sia per forza in grado di dare più amore a un bambino”. Politicamente corretto? Può darsi. Intanto il centrocampista della Juventus non ha bisogno di un Bonucci qualunque che gli tappi la bocca.

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Presidenti interrotti

Il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e il presidente della Repubblica Francese sono impegnati in una conferenza stampa congiunta convocata a palazzo Chigi. È il 14 giugno 2012, l’orologio segna le 18 e 40. A Poznan è in corso una partita di calcio valevole per la fase finale degli Europei di Polonia e Ucraina. Andrea Pirlo calcia una punizione, il pallone passa sopra la barriera e s’insacca. Italia vs Croazia 1-0. Un boato ammutolisce Mario Monti, sul punto di dire che “l’Italia e la Francia daranno il massimo contributo allo sviluppo solido e armonioso della nostra casa comune europea”. Dagli uffici della presidenza del Consiglio, finestre aperte su un afoso pomeriggio romano, un grido si spande: “goal!”. È la legge del contrappasso: il capo di governo che voleva sospendere i campionati interrotto da una partita.