Menomale che la Consulta c’è

Art. 134 Cost, comma 1: “La Corte Costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni”.

È chiaro, ma non a tutti, che la Corte nell’esercizio delle sue funzioni è autonoma e indipendente. Non è dello stesso parere il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale il Presidente della Repubblica, dopo aver firmato la legge ordinaria, è tenuto a garantire la sua approvazione anche nelle eventuali fasi successive.

In pratica Napolitano dovrebbe, secondo il premier, esercitare delle pressioni sui giudici costituzionali affinché diano parere positivo alle leggi da lui già firmate. Con questa affermazione delirante (non trovo altre parole per definirla) Berlusconi vorrebbe svuotare di ogni significato l’organo di controllo di costituzionalità delle leggi.

Faccio un esempio: la maggioranza parlamentare approva una legge palesemente incostituzionale secondo la quale ai buddisti in Italia è vietato organizzarsi secondo il proprio statuto. Legge che violerebbe l’art. 8 Cost. Ebbene il Presidente della Repubblica sarebbe costretto non solo prima o poi a firmarla, ma anche ad obbligare in qualche modo la Consulta a provarne la conformità costituzionale. Delirante a dir poco.

Delle due, una: Berlusconi non ha ben presente il funzionamento delle istituzioni e della cosa pubblica e avrebbe, per tanto, bisogno di studiare bene l’ordinamento giuridico del nostro Paese, oppure più probabilmente cerca di beffarsi dei cittadini italiani istigandoli, a suo favore, a perdere ogni fiducia nelle istituzioni e, soprattutto, nella magistratura mantenendo un certo consenso popolare.

Dopo la bocciatura dell’ultima legge ad personam (lodo Alfano) Berlusconi si è comportato da misero despota del terzo mondo: “Consulta di sinistra”, “Giudici di sinistra”, “Presidente della Repubblica di sinistra” e per finire:  “Vedrete di che pasta sono fatto!”. Per non parlare delle offese gratuite all’onorevole Rosy Bindi (“Lei è più bella che intelligente”) davvero di pessimo gusto.

Dalla stampa estera, intanto, arrivano commenti duri. Il Times: “Silvio deve dimettersi, ha gettato vergogna sull’Italia”. Pienamente d’accordo col quotidiano londinese e pienamente d’accordo col vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino: “Accuse del cavaliere rozze e senza limiti”.

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