L’ingratitudine di Emma

Se domanda e offerta di lavoro in Italia non s’incontrano, non è certo colpa dell’articolo diciotto. Tuttavia, nell’ottica del governo, la tutela prevista dallo Statuto dei lavoratori in caso di licenziamento individuale illegittimo costituisce l’alibi delle imprese per non investire. Dunque l’esecutivo ha disegnato una legge che abolisce l’obbligo di reintegro, fatta salva l’ipotesi di licenziamento discriminatorio. La regola diventa eccezione. Il giudice può, non deve, reintegrare il lavoratore licenziato per motivi disciplinari se il fatto non sussiste, se il lavoratore non l’ha commesso, se il licenziamento è sproporzionato. Se poi la motivazione è economica il fatto deve essere “manifestamente insussistente”: il giudice può decidere per il reintegro, ma senza entrare nel merito della causa di licenziamento. Sergio Mattone, già presidente della sezione Lavoro della Cassazione, spiega al Manifesto che il reintegro così è praticamente impossibile. Eppure la stessa Cgil si dichiara soddisfatta. Per non parlare del Pd, che s’illude di aver placato l’ansia di milioni di lavoratori. Mentre Confindustria accusa il governo di aver irrigidito il mercato del lavoro. Gli industriali, in effetti, avevano sottoscritto una bozza in cui l’ipotesi di reintegro per i licenziamenti economici non era contemplata. Ma la sostanza resta quella. L’ingratitudine di Emma Marcegaglia nei confronti del governo avvalora la premessa: non è colpa del diciotto.

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Prendere lezioni dalla Cei

A: redazione@ilriformista.it

Quella posta dai vescovi sulla riforma del mercato del lavoro è una questione prima di metodo, poi di merito. Famiglia Cristiana ha raccolto le dichiarazioni di monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano e presidente della commissione Lavoro, giustizia e pace della Conferenza Episcopale Italiana. Bregantini rileva l’esclusione dall’accordo tra governo e parti sociali della CGIL, “quasi che il primo sindacato italiano per numero di iscritti non sia una cosa preziosa per una riforma del lavoro”. Critica l’Esecutivo per la fretta con la quale intende attuare una disciplina così importante. Per ultimo, ma non ultimo, esprime il timore che in politica la tecnica prenda il sopravvento sull’etica: “Il lavoratore non è una merce. Non lo si può trattare come un prodotto da dismettere, da eliminare per motivi di bilancio”. Il Partito democratico prende una durissima lezione dalla Cei. Se la Conferenza episcopale fosse un partito politico diremmo che il Pd si è visto scavalcare a sinistra.

Antonio De Rose