Un passo alla volta

Il Partito democratico promuove primarie aperte per la selezione delle candidature al Parlamento. “Ai fini – si legge nel regolamento – della più ampia partecipazione e del rinnovamento della politica”. Tale premessa è in parte contraddetta dalle modalità di formazione delle liste. C’è infatti una discriminazione ingiustificata a favore dei parlamentari uscenti, i quali concorrono alla formazione delle rose di candidati semplicemente facendone richiesta alla Direzione provinciale. Un vantaggio notevole per deputati e senatori “nominati”; una misura che frustra le sacrosante aspirazioni, diffuse tra gli iscrtti e nella società, di rottura rispetto al cosiddetto “partito degli eletti”. Si apre così una caccia all’ultima firma tra gli elettori compresi nell’Albo dell’Italia Bene Comune e i tesserati del 2011 che abbiano rinnovato nel 2012. La Direzione nazionale del partito apparecchia la tavola per i signori delle tessere, che dispongono di migliaia di firme sull’unghia; lascia poco spazio a candidature “laiche”, che sfuggono alla logica del notabilato politico, del carrierismo più rampante. I tempi stretti non aiutano, ma il cambiamento, quello vero, esige ben altra ingegneria elettorale. Eppure la mancata riforma del Porcellum fa risaltare un’iniziativa di tal fatta. Passa l’immagine di un partito che lentamente si schiude alla società, un passo alla volta. Accompagnamolo.

Annunci

Credibilità

Dopo il disastroso ventennio berlusconiano fatto di promesse, slogan e populismo che ha portato il nostro Paese alla situazione economica e sociale che, chi più chi meno, tutti noi stiamo vivendo, dopo più di un anno di Governo tecnico che per tentare di rimediare ha finito per tartassarci un po’ alla cieca e dopo la deriva assolutista di Beppe Grillo che sta affossando il movimento da lui stesso creato, il Partito Democratico si trova davanti ad una opportunità irripetibile.

Sono andate bene le primarie che hanno incoronato Pierluigi Bersani candidato premier, è ottimo il proposito di ripetere l’esperienza a breve per scegliere i candidati per le politiche del 2013, ha fatto bene al partito l’aria di novità e rinnovamento portata a suo modo da Matteo Renzi. Ma gli elettori vogliono altro. E hanno ragione.

L’elevato astensionismo registrato nelle ultime tornate elettorali e l’exploit del Movimento 5 Stelle manifestano un malcontento che non può essere sanato né dai bei propositi né dalle dimostrazioni di democrazia interna. Al PD manca ancora la credibilità.

I privilegi, i vitalizi, gli stipendi, i “rimborsi elettorali” e l’enorme ed ingiustificata quantità di denaro gestita dai partiti rappresentano un ostacolo al consenso, sono la causa dell’enorme distanza che intercorre fra “i politici” e gli esseri umani normali. In una situazione politica del genere il partito che si fa promotore del ridimensionamento di questi fattori otterrebbe con estrema facilità quella percentuale di consensi che significherebbe governare in tranquillità e stabilità senza dover per forza costruire fragili alleanze dalla vita breve.

Eliminando i privilegi di cui sopra sono certo che, oltre al risparmio economico e la ritrovata credibilità, avremmo anche il piacere di non rivedere mai più alcuni politicanti occasionali, semplici amanti della moneta privi di moralità e pudore come i vari Belsito, Fiorito, Lusi e Maruccio, tanto per elencarne qualcuno, che hanno inquinato i loro rispettivi partiti ed il buon nome della Politica. E probabilmente scomparirebbe anche buona parte di quella generazione che di politica campa e che pur di stare a galla passa da una parte all’altra e compra voti sfruttando l’ingenuità, l’ignoranza e spesso anche il bisogno dei cittadini.

In poche parole il Partito Democratico deve riavvicinarsi agli elettori rinunciando, quindi, a ciò che da essi l’allontana, deve guadagnarsi non solo i voti, ma il consenso. Compreso il mio.

 

Un partito nato morto

Non è un partito di sinistra, né di centro né di destra. In Europa snobba i popolari quanto i socialisti. Vorrebbe forse essere un partito “pigliatutto”, come il PDL, ma finora ha preso ben poco. Il Partito Democratico, dopo la sconfitta (l’ennesima) alle elezioni regionali pare voglia continuare la sua fallimentare avventura nonostante i tragici risultati raccolti fin dal giorno della sua nascita. Dalle politiche del 2008, passando per le europee del 2009 per giungere alla disfatta delle regionali 2010 il cammino dal PD è costellato da brucianti sconfitte. E’ chiaro che quando si è già morti ancor prima di nascere non si può andare lontano. Dramma nel dramma: il Paese è completamente nelle mani di Berlusconi che gira e rigira lo Stivale a suo piacimento, senza che nessuno riesca a contrastarlo.

Ecco la mia personalissima e utopica cura:
Pierluigi Bersani deve dimettersi. I delegati, riuniti in un’assemblea straordinaria, devono porre fine a questa agonia sciogliendo il partito. Nichi Vendola deve riunire le forze riformiste e socialiste del Paese e deve creare un grande partito unico della sinistra. La convention del nuovo partito dovrà eleggere Vendola segretario per acclamazione. I probi viri dovranno fare attenzione alle infiltrazioni indesiderate e chiedere senza tentennamenti che gli indegni vengano espulsi. Naturalmente sarà necessario entrare nel Partito Socialista Europeo. Chi è troppo “di centro” per questa soluzione ha sempre la possibilità di seguire Rutelli e/o Casini che ancora stanno appresso alle direttive della madre Chiesa. Chi è troppo “di sinistra” invece può sempre seguire quei personaggi un pò retrò tipo Ferrando e/o Diliberto che ancora stanno appresso alla morta e sepolta madre Russia.

L’auspicio in Calabria
Se invece il Partito Democratico decidesse di perseverare nell’agonia, che almeno faccia piazza pulita di tanti suoi esponenti calabresi. L’assurda idea di ricandidare in Calabria il presidente uscente Agazio Loiero è stato un suicidio politico dati i cinque anni di malgoverno e di malcontento generalizzato. Come minimo, dopo la disfatta elettorale, auspico una tabula rasa dei vertici del PD calabrese: persone che da troppi anni siedono sulle poltrone che contano e che hanno lasciato marcire la Regione esattamente dove l’avevano trovata.


La vittoria di Vendola: un monito per il PD

Francesco Boccia e il suo PD, ma anche Bersani e soprattutto D’Alema incassano una sonora sconfitta, l’ennesima per il partito di centro (sinistra?). Nichi Vendola stravince le primarie in Puglia e si prepara allo scontro elettorale che lo vedrà opposto al delfino dell’ex governatore Fitto, Rocco Palese. Il PD ha perso, perde, straperde e continuerà a perdere. Ha perso contro la destra, ha perso in Puglia anche contro la sinistra e l’unico commento sensato che ho sentito fin’ora è stato quello dell’ex ministro dell’istruzione Fioroni: “Balliamo sul baratro, e la prossima volta può arrivarci un calcio nel sedere a tutti”. Ma Bersani è stato chiaro: “la linea non cambia”. Benissimo: l’alleanza con Di Pietro sembra ormai giunta al tramonto, di sinistra non se ne parla, i movimenti spontanei come quello del “popolo viola” vengono snobbati, si cercano dialogo e compromessi col Governo della malavita e degli interessi particolari e l’unica alleanza possibile sembra essere quella con l’UDC di Totò Cuffaro, di Cesa, di Mannino e di altri delinquenti. Se la linea del segretario è davvero questa allora spero che il baratro di cui parla Fioroni sia dietro l’angolo e che le elezioni regionali diano l’atteso calcio nel sedere a questo partito da quattro soldi che non offre nulla di più rispetto al nulla che offre il PDL. Che questa nuova DC si faccia! Che il marcio che c’è nel PD converga al centro! E che tutto ciò accada nel più breve tempo possibile. Dateci un partito riformista, di centrosinistra, dei cittadini, della legalità.


Senza speranza, o quasi

Sono ancora un romantico della politica, ma profondamente deluso da chi pretende di amministrarla. Sto iniziando a generalizzare, a fare di tutta l’erba un fascio, a non fare più differenza tra i partiti politici. Da parte mia piovevano critiche su coloro che, rassegnati, mi dicevano in cosentino “tanto sù tutti i na mala manera”, “sù tutti delinquenti”, “sù tutti d’accordo”. Devo ricredermi e devo ammettere di aver avuto torto per tutto questo tempo. Devo anche chiedere scusa se troppo spesso ho suggerito di mettere la croce sul simbolo del PD, mi vergogno di aver fatto un pò di campagna elettorale per il nuovo partito del centro sinistra italiano. Il pizzino che l’onorevole(?) Nicola Latorre (PD) ha passato al “nemico” Bocchino (PDL) per suggerirgli le risposte da dare a Donadi (IDV) è l’esempio lampante del triste inciucio che c’è fra maggioranza e opposizione. Latorre non si è dimesso, il PD non l’ha sbattuto fuori a calci e sputi, il PDL ringrazia in silenzio e l’Italia sprofonda sempre di più in un baratro di tristezza senza fondo. Se c’è un futuro ritengo che sia necessario trovarlo in liste civiche autonome che dal piccolo delle città riescano a smantellare il sitema partitico attuale per crearne uno completamente nuovo nel giro di qualche anno.