Un passo alla volta

Il Partito democratico promuove primarie aperte per la selezione delle candidature al Parlamento. “Ai fini – si legge nel regolamento – della più ampia partecipazione e del rinnovamento della politica”. Tale premessa è in parte contraddetta dalle modalità di formazione delle liste. C’è infatti una discriminazione ingiustificata a favore dei parlamentari uscenti, i quali concorrono alla formazione delle rose di candidati semplicemente facendone richiesta alla Direzione provinciale. Un vantaggio notevole per deputati e senatori “nominati”; una misura che frustra le sacrosante aspirazioni, diffuse tra gli iscrtti e nella società, di rottura rispetto al cosiddetto “partito degli eletti”. Si apre così una caccia all’ultima firma tra gli elettori compresi nell’Albo dell’Italia Bene Comune e i tesserati del 2011 che abbiano rinnovato nel 2012. La Direzione nazionale del partito apparecchia la tavola per i signori delle tessere, che dispongono di migliaia di firme sull’unghia; lascia poco spazio a candidature “laiche”, che sfuggono alla logica del notabilato politico, del carrierismo più rampante. I tempi stretti non aiutano, ma il cambiamento, quello vero, esige ben altra ingegneria elettorale. Eppure la mancata riforma del Porcellum fa risaltare un’iniziativa di tal fatta. Passa l’immagine di un partito che lentamente si schiude alla società, un passo alla volta. Accompagnamolo.

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Vendola spariglia, le chimere di Renzi

Bersani 45 percento, Renzi 35. È ballottaggio. Deciderà Nichi Vendola con il suo 16 percento. Di assoluto rilievo il dato dell’affluenza: oltre tre milioni di elettori. Nella sola Milano hanno votato 170mila persone, due anni fa per il candidato a Sindaco i votanti furono meno di 70mila. Se le primarie avevano l’obiettivo di destare l’opinione pubblica, di motivare gli elettori sfiduciati riguadagnandoli alla politica prim’ancora che al centrosinistra una risposta c’è stata. Ma attenzione a non confondere l’affluenza con la partecipazione. Le primarie restano una forma marginale di coinvolgimento nella vita politica dei cittadini-elettori, un’istituzione senza riscontro nell’ordinamento costituzionale del Paese. Non sopravvalutiamone l’effetto in termini di progresso democratico. La cittadinanza si attiva trecentosessantacinque giorni l’anno e determina costantemente l’organizzazione della politica, dal basso; non illudiamoci di modificare le cose indicando una leadership, di innescare così un meccanismo a cascata. Renzi può essere soddisfatto del suo risultato: costringe il Segretario Pd al ballottaggio, è accreditato di un terzo dei voti della coalizione. Comunque vada il prossimo turno, Matteo lascia un segno profondo, condiziona la dinamica interna al centrosinistra e pure quella esterna. Costituisce un riferimento credibile per una vasta area di elettorato, chiaramente moderato, che lo preferirebbe sia ad Alfano che a Casini. Secondo un’indagine condotta dalla società CISE una coalizione di centrosinistra guidata da Renzi potrebbe superare il 44 percento degli elettori, con Bersani avrebbe il 35. Renzi ha già detto che in caso di sconfitta tornerebbe a fare il Sindaco, ma «Alle Sirene giungerai da prima, Che affascinan chiunque i lidi loro Con la sua prora veleggiando tocca». Nelle prossime ore Vendola, che ha raccolto quasi mezzo milione di preferenze, indicherà Bersani ai suoi elettori. Otterrà dal Segretario una maggiore apertura su lavoro e diritti civili. In un Bersani più di sinistra confidano Sel e settori significativi dello stesso Partito democratico.


Lo Stato come holding

Il Sud resta la cenerentola del discordo pubblico in Italia, ormai è abolito come problema; la conferenza per il Mezzogiorno indetta dal Partito democratico a Lamezia Terme (CZ) è un “fuoco morto” che il segretario Bersani alimenta per scaldare la base in vista delle primarie. Il meridionalismo del leader democratico, che preferisce il Sud ad una foto con Clinton, introduce il vero tema: il Paese non ha fatto ancora la pace con l’ottica federalista. Bersani fa autocritica per la riforma del titolo V, licenziata sbrigativamente dal centrosinistra nel 2001, mentre il Laziogate scoperchia la caldara della corruzione politica al livello delle regioni, la cui autonomia si è tradotta in un’indecorosa abbuffata di pubblici danari. Altro che federalismo. Ci mancavano i conti da Pasqualino al Colosseo. Già i criteri di convergenza dei bilanci statali nell’Unione Europea compromettono la manovrabilità delle finanze regionali, frenano il processo di devoluzione quando non lo invertono. Niente dovrà interferire con i piani di emissione dei debiti sovrani per i prossimi vent’anni, specie gli enti sub-statali la cui contabilità si consolida con quella degli stati nazionali all’insegna del rigore. La sanità, che incide per i due terzi sui bilanci delle regioni, deve essere organizzata in maniera conforme al Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria con esiti imprevedibili. Una gabbia elettrificata rinchiude i cosiddetti “governatori”, una dinamica politico-economica sfavorevole ristabilisce la gerarchia istituzionale che s’intendeva superata con la legge costituzionale 3/2001: lo Stato come holding, le regioni sue controllate.


Per un identikit del segretario, i tempi stretti

Il commissario del Partito democratico calabrese, Alfredo D’Attorre, ha indicato la data del 24 giugno prossimo per eleggere il segretario regionale del Pd con il rito delle primarie. Solo dopo si terranno i congressi provinciali e di circolo. La consultazione è aperta anche ai non iscritti. Si rivolge dunque ad una platea di elettori sovrapponibile, con buona approssimazione, a quella del centrosinistra. Se la vocazione resta maggioritaria, allora le primarie di partito s’intendono per la scelta del candidato in pectore alla presidenza della giunta regionale. La richiesta di rinvio a giudizio del Presidente Scopelliti per falso ideologico in atto pubblico e abuso d’ufficio nell’ambito del caso Fallara apre più di uno spiraglio all’ipotesi di elezioni anticipate, impone tempi stretti. L’ex sindaco di Reggio fa sapere che non si dimetterà, ma non dipende solo da lui. Il Pd, intanto, ha il dovere di preparare un’alternativa credibile. Il prossimo segretario calabrese avrà il profilo alto del leader politico o quello basso del burocrate di partito? Intorno alla sua caratterizzazione, sul suo identikit, sarebbe il caso di svolgere un dibattito pubblico, aperto ai contributi della cosiddetta società civile. Un confronto sui contenuti, sulle politiche da adottare per il governo della regione. Senza pregiudizi di tipo personale. Per scongiurare una nuova Capo Suvero, per impedire che la faida interna alla federazione cosentina pregiudichi le chance elettorali del partito, e della coalizione, come nell’ultima stagione elettorale.


La vittoria di Vendola: un monito per il PD

Francesco Boccia e il suo PD, ma anche Bersani e soprattutto D’Alema incassano una sonora sconfitta, l’ennesima per il partito di centro (sinistra?). Nichi Vendola stravince le primarie in Puglia e si prepara allo scontro elettorale che lo vedrà opposto al delfino dell’ex governatore Fitto, Rocco Palese. Il PD ha perso, perde, straperde e continuerà a perdere. Ha perso contro la destra, ha perso in Puglia anche contro la sinistra e l’unico commento sensato che ho sentito fin’ora è stato quello dell’ex ministro dell’istruzione Fioroni: “Balliamo sul baratro, e la prossima volta può arrivarci un calcio nel sedere a tutti”. Ma Bersani è stato chiaro: “la linea non cambia”. Benissimo: l’alleanza con Di Pietro sembra ormai giunta al tramonto, di sinistra non se ne parla, i movimenti spontanei come quello del “popolo viola” vengono snobbati, si cercano dialogo e compromessi col Governo della malavita e degli interessi particolari e l’unica alleanza possibile sembra essere quella con l’UDC di Totò Cuffaro, di Cesa, di Mannino e di altri delinquenti. Se la linea del segretario è davvero questa allora spero che il baratro di cui parla Fioroni sia dietro l’angolo e che le elezioni regionali diano l’atteso calcio nel sedere a questo partito da quattro soldi che non offre nulla di più rispetto al nulla che offre il PDL. Che questa nuova DC si faccia! Che il marcio che c’è nel PD converga al centro! E che tutto ciò accada nel più breve tempo possibile. Dateci un partito riformista, di centrosinistra, dei cittadini, della legalità.