Parole sante

Carl Bernstein (foto) e Bob Woodward sono i giornalisti che nel 1972 dalle colonne del Washington Post svelarono i retroscena dello scandalo Watergate che portò alla richiesta di impeachment ed alle conseguenti dimissioni dell’allora Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon. Premio Pulitzer per il Servizio Pubblico nel 1973 Bernstein, ospite di Annozero, ha parlato con estrema lucidità dello stato di salute della stampa italiana: “C’è una situazione democratica assurda, quasi senza precedenti. Dove il capo del Governo di una democrazia occidentale cerca di inibire ciò che è rimasto della stampa libera. Lui cerca di limitare le pubblicazioni e le trasmissioni riguardanti la sua condotta. Quindi questo riporta un po’ ad una sorta di stalinismo sovietico che non è degno della grande democrazia che l’Italia cerca di essere”. Poi continua: “Questa è una situazione assurda in cui qualcuno come Berlusconi che è il più grande proprietario di media in Italia cerca di impedire al resto della stampa di condurre inchieste circa il suo ambiente presidenziale. Non c’è dubbio che a volte, i giornalisti, le riviste e le trasmissioni televisive esagerano, ma questa è una cosa che bisogna accettare in un Paese libero”. Riguardo alle questioni sulla condotta del cavaliere il giornalista americano rincara la dose: “Lui dice: no! La stampa non se ne può occupare. Adesso limiterò la stampa che non possiedo e dirò agli italiani che non devono avere a che fare con il resto degli altri media, ma solamente con i mie. Gli altri non hanno il diritto di indagare su queste accuse.” “E’ una cosa ridicola” conclude Bernstein. Pur non vivendo quotidianamente la realtà italiana, Carl Bernstein ha dimostrato di conoscerla molto bene e non ha risparmiato agli ascoltatori una memorabile, seppur breve, lezione di alto giornalismo. Si può racchiudere in una sola sua frase tutto il significato dell’essere giornalista in un Paese libero: “L’unica censura è rappresentata dalla coscienza di chi scrive”.

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