Vendola spariglia, le chimere di Renzi

Bersani 45 percento, Renzi 35. È ballottaggio. Deciderà Nichi Vendola con il suo 16 percento. Di assoluto rilievo il dato dell’affluenza: oltre tre milioni di elettori. Nella sola Milano hanno votato 170mila persone, due anni fa per il candidato a Sindaco i votanti furono meno di 70mila. Se le primarie avevano l’obiettivo di destare l’opinione pubblica, di motivare gli elettori sfiduciati riguadagnandoli alla politica prim’ancora che al centrosinistra una risposta c’è stata. Ma attenzione a non confondere l’affluenza con la partecipazione. Le primarie restano una forma marginale di coinvolgimento nella vita politica dei cittadini-elettori, un’istituzione senza riscontro nell’ordinamento costituzionale del Paese. Non sopravvalutiamone l’effetto in termini di progresso democratico. La cittadinanza si attiva trecentosessantacinque giorni l’anno e determina costantemente l’organizzazione della politica, dal basso; non illudiamoci di modificare le cose indicando una leadership, di innescare così un meccanismo a cascata. Renzi può essere soddisfatto del suo risultato: costringe il Segretario Pd al ballottaggio, è accreditato di un terzo dei voti della coalizione. Comunque vada il prossimo turno, Matteo lascia un segno profondo, condiziona la dinamica interna al centrosinistra e pure quella esterna. Costituisce un riferimento credibile per una vasta area di elettorato, chiaramente moderato, che lo preferirebbe sia ad Alfano che a Casini. Secondo un’indagine condotta dalla società CISE una coalizione di centrosinistra guidata da Renzi potrebbe superare il 44 percento degli elettori, con Bersani avrebbe il 35. Renzi ha già detto che in caso di sconfitta tornerebbe a fare il Sindaco, ma «Alle Sirene giungerai da prima, Che affascinan chiunque i lidi loro Con la sua prora veleggiando tocca». Nelle prossime ore Vendola, che ha raccolto quasi mezzo milione di preferenze, indicherà Bersani ai suoi elettori. Otterrà dal Segretario una maggiore apertura su lavoro e diritti civili. In un Bersani più di sinistra confidano Sel e settori significativi dello stesso Partito democratico.

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La vittoria di Vendola: un monito per il PD

Francesco Boccia e il suo PD, ma anche Bersani e soprattutto D’Alema incassano una sonora sconfitta, l’ennesima per il partito di centro (sinistra?). Nichi Vendola stravince le primarie in Puglia e si prepara allo scontro elettorale che lo vedrà opposto al delfino dell’ex governatore Fitto, Rocco Palese. Il PD ha perso, perde, straperde e continuerà a perdere. Ha perso contro la destra, ha perso in Puglia anche contro la sinistra e l’unico commento sensato che ho sentito fin’ora è stato quello dell’ex ministro dell’istruzione Fioroni: “Balliamo sul baratro, e la prossima volta può arrivarci un calcio nel sedere a tutti”. Ma Bersani è stato chiaro: “la linea non cambia”. Benissimo: l’alleanza con Di Pietro sembra ormai giunta al tramonto, di sinistra non se ne parla, i movimenti spontanei come quello del “popolo viola” vengono snobbati, si cercano dialogo e compromessi col Governo della malavita e degli interessi particolari e l’unica alleanza possibile sembra essere quella con l’UDC di Totò Cuffaro, di Cesa, di Mannino e di altri delinquenti. Se la linea del segretario è davvero questa allora spero che il baratro di cui parla Fioroni sia dietro l’angolo e che le elezioni regionali diano l’atteso calcio nel sedere a questo partito da quattro soldi che non offre nulla di più rispetto al nulla che offre il PDL. Che questa nuova DC si faccia! Che il marcio che c’è nel PD converga al centro! E che tutto ciò accada nel più breve tempo possibile. Dateci un partito riformista, di centrosinistra, dei cittadini, della legalità.